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Locomotiva elettrica E 428.226

Uscita dalle Officine Ansaldo nell'aprile del 1941, ha subito importanti modifiche nel 1986, allorché e stata attrezzata presso le Officine Gallinari di Reggio Emilia per il servizio navetta. Per la precisione e stata applicata la seconda condotta per i servizi, si e aggiunto l'accoppiatore a 78 poli (col solo scopo di poter aprire le porte ed averne il controllo in chiusura) ed e stato sostituito uno dei due compressori C 38 d'origine con un più moderno Westinghouse 242.WB2. Un vero telecomando non e stato applicato, anche per un'impossibilita tecnica: per comunicare con la carrozza pilota ci si dovette accontentare di un modesto telefono. Sicuramente queste modifiche non avreb­bero cambiato la storia della locomotiva, come gia accadde per la 428.174 (la prima attrezzata per il servizio vicinale), se da parte dei due funzionari responsabili dell'operazione non fosse emersa la volontà di uniformare la verniciatura col materiale con cui la macchina in questione sarebbe andata in testa. Iniziò così la carriera come "navetta". Carriera che comunque, sotto queste vesti, è durata ben poco, soltanto pochi mesi, a causa dell'arrivo delle E.633 e 632. Da quel momento in poi la 226 ha trainato ogni tipo di convoglio, percorrendo nel vero senso della parola tutta la Penisola. Col passar del tempo e l'assottigliarsi del numero di km buoni da percorrere, si pensò di farla circolare per compiti poco impegnativi e sempre nelle vicinanze del deposito di appartenenza (Bologna C.le). Dal 1991 smise di effettuare servizi regolari, se si eccettua l'impiego in prove di ponti insieme con le unita 014 e 174 (rimasta attiva sino al 20 agosto 1988). La rinascita della macchina avvenne nel maggio del 1998 riportandola nei colori d'origine, a cura dell' OML di Bologna C.le, e alla testa di treni storici. E' attualmente conservata in ordine di marcia presso il Deposito Mezzi Storici di Rimini.

Tabella dei dati tecnici delle E 428



Prima serie Seconda serie Terza serie
Anno di costruzione 1934-1938 1939-1940 1940-1943
Unità costruite 122 81 39
Numeri di servizio 001-122 123-203 204-242
Rodiggio (2' Bo)(Bo 2')
Massa in servizio t. 135
Massa parte meccanica t. 83,6
Massa eq. elettrico t. 46,4
Massa aderente t. 78
Potenza oraria Kw 2.600
Potenza continua Kw 2.350
Numero motori 8 (4 doppi) tipo 42-200 FS
Rapporto di trasmissione 29/103
31/101
31/101
29/103
34/98
31/101
Velocità massima Km/h 100
Sforzo di trazione massimo kN 216 (29/103) kN 196 (31/101) kN 177 (34/98)
Sforzo di trazione orario kN 137,6 a 67,4 km/h kN 123,3 a 74 km/h kN 114,1 a 81 km/h
Sforzo di trazione continuo kN 113 a 72 km/h kN 103 a 78 km/h kN 93 a 88 km/h
Lunghezza tra i respingenti mm 19.000
Passo totale mm 15.900
Diametro ruote motrici mm 1.880
Regolazione velocità Reostatica

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La storia delle E 428


Dopo il primo gruppo di locomotive elettriche a corrente continua serie E.626, costruite per compiere i servizi universali sulle prime linee dorsali elettrificate con il nuovo sistema, a partire dal 1932, le Ferrovie dello Stato iniziarono lo studio di una nuova locomotiva da dedicare espressamente per i servizi di punta, più impegnativi e veloci. Come accadde con le grandi locomotive a vapore dei gruppi 685 e 691, le F.S. pensarono di affidare il rinnovamento in atto nel trasporto ferroviario italiano attraverso un nuovo gruppo di locomotori elettrici, destinato a diventare il fiore all'occhiello del sistema ferroviario dell'epoca. Nasceva il gruppo E428, la più grande, imponente e rappresentativa locomotiva elettrica delle F.S., costruita in 242 esemplari, ripartiti in 3 serie principali, dal 1934 al 1943. Derivate sia come concezione meccanica che elettrica dal gruppo E326 (primo gruppo di 12 locomotive elettriche a corrente continua per servizi veloci), la prima serie di E428 presentavano una lunga cassa rigida centrale, poggiante su due carri motori composti da due grandi assi da 1880 mm. di diametro a nuovo cadauno, fronteggiata da ambo i lati da un avancorpo di forma parallelepipeda, contenenti rispettivamente due elettrocompressori per l'impianto di frenatura e la batteria di accumulatori e gli shunt dei motori di trazione. I due carri motori erano accoppiati tra loro da una ralla di collegamento. Ogni carro era inoltre collegato ad un carrello portante anteriore, indispensabile per guidare l'iscrizione nelle curve e sui rami deviati dei carri motori articolati. Ogni asse motore comprendeva un motore elettrico gemellato (dotato di due indotti - praticamente due motori elettrici partendo da un'unica carcassa di statore) per uno sviluppo complessivo di 2520 kW di potenza continuativa e 2800 kW di potenza oraria. La trasmissione del moto avveniva agli assi motori attraverso un complesso sistema elastico con albero cavo e foglie bloccate, detto "tipo Bianchi". La regolazione di velocità della locomotiva avveniva con l'inserzione di serie di resistenze e la combinazione elettromeccanica degli otto motori di trazione (o quattro gemellati), attraverso un combinatore elettropneumatico comandato dal macchinista attraverso un maniglione a tacche: accoppiamento in serie, con gli 8 motori in serie, serie-parallelo con 2 rami in parallelo di 4 motori in serie ed infine parallelo, con 4 rami in parallelo di 2 motori in serie. La regolazione di velocità dei motori veniva ulteriormente integrata da due gradi di indebolimento del campo magnetico per ogni motore attraverso bobine di shuntaggio, per ogni combinazione di marcia. A conclusione del primo lotto di 122 locomotive (distinte tra loro in due sottogruppi per alcune differenze elettromeccaniche e della cassa), nel 1937 venne avviata la costruzione di altre 81 unità che presentavano esteriormente sensibili differenze rispetto alle precedenti, pur mantenendo sostanzialmente le stesse caratteristiche costruttive meccaniche ed elettriche, seppur con alcune differenze di disposizione. Appare un nuovo schema estetico, con una cassa allungata fino ai respingenti per la scomparsa degli avancorpi frontali. Il frontale assume un disegno aerodinamico, che sarà più accentuato nelle unità appartenenti al sottogruppo dalla 204 alla 242, con ovvi vantaggi sull'aerodinamicità del rotabile. Fino al 1958, anno dell'entrata in servizio di nuove locomotive elettriche veloci, le E428 costituirono la spina dorsale del trasporto ferroviario sulle medie e lunghe distanze, distinguendosi alla trazione di pesanti treni direttissimi lungo tutte le linee principali elettrificate della Penisola. Furono gli anni di massimo splendore, nei quali furono sperimentate diverse varianti ed apportate consistenti modifiche, fra cui l'adozione di altri sistemi di trasmissione, a foglie libere (sistema Negri) ed a tamponi di gomma (sistema Fanelli) e la sostituzione dei carrelli portanti su diverse unità. L'avvento di nuovi rotabili, portò però rapidamente all'involuzione dei servizi svolti con queste locomotive. Inoltre la velocità massima impostata all'origine a 130 km/h., in ragione dell'invecchiamento del rotabile e all'eccessiva aggressività della massa del rodiggio sul binario alle alte velocità, imposero una riduzione a 100 km/h. Per le E428 arrivarono i tempi dei lunghi treni locali e diretti, uniti a sempre più rari exploit in testa a servizi più prestigiosi durante i periodi di maggior traffico, e sempre più spesso lunghi servizi merci veloci attraverso le linee dorsali pianeggianti. Nel 1979 si avviò il lento e progressivo accantonamento del gruppo, con l'avvento di nuove locomotive elettriche, fra cui i primi gruppi a regolazione elettronica di potenza (E632/633). Fino alla fine degli anni '80, le ultime unità di questo gruppo, ripartite fra i depositi di Livorno, Mestre, Bologna e Foggia, si ripartirono buona parte del traffico merci sulle direttrici pianeggianti sottese a quegli impianti. L'ultimo turno di servizio, nel 1988, fu presso il deposito di Foggia con servizi merci esclusivamente sulla dorsale adriatica. Presso il deposito di Bologna S.Donato rimanevano ancora poche unità, fra cui la 226 (ricolorata all'epoca in un'inconsueta e stonata livrea navetta, in previsione di improbabili servizi di questo tipo), impiegate fuori turno per sempre più sporadici servizi di riserva. Con la scomparsa del gruppo, alcune unità rimangono preservate a testimonianza di uno dei più importanti rotabili italiani, talune in ordine di marcia: la 014 a Pistoia per servizi storici a carico dalla DTR Toscana, la 058 a Bussoleno per servizi storici a carico dalla DTR Piemonte, la 174 e 208 posteggiate a Luino (acquistate da un privato tedesco), la 209 esposta nel Museo Ferroviario Nazionale di Pietrarsa e la 226 a Rimini per servizi storici a carico dalla DTR Emilia-Romagna.